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Stiamo vivendo tempi in cui tutti hanno l’impressione di correre senza sosta. Anche parlando coi bambini, dando loro attenzione, il tempo diventa una componente non più sufficiente. Impegni, pensieri, notifiche, parole. Tutto si muove velocemente, e noi insieme a quel flusso.

In ambito educativo, personale e di gruppo è necessario imparare a rallentare e questo è possibile solo in un modo: lasciando che il presente torni ad essere la vera dimensione del vissuto. In effetti, l’unica possibile.

Abbiamo scordato che è nell’istante che viviamo ed è lì che ci dovremmo porre la domanda “dove sono adesso?”, “qual è la mia intenzione?” Guardandoci attorno ci accorgiamo che la risposta a queste due domande spesso è… “da un’altra parte” e“non lo so”. Questa inconsapevolezza non è più accettabile: il corpo è lì, ma noi no. Ebbene: il corpo è il nostro vero tempio della presenza. È la casa in cui abitiamo, la bussola che ci orienta, il terreno da cui parte ogni esperienza. Il problema è che ci stanno portando sempre più lontano dal suo sentire.

Il corpo sa prima della mente

Quando siamo tesi, lo sentiamo: le spalle si sollevano, il respiro si accorcia, la mandibola stringe. Il corpo parla — sempre — ma spesso non abbiamo più il tempo (o il coraggio) di ascoltarlo. E allora la presenza al respiro diventa il nostro primo atto di libertà: fermati, respira, senti.

Nel Rolfing® questo è il punto di partenza. Prima ancora della tecnica o della postura, c’è un invito a tornare al corpo, a riscoprire quella voce silenziosa che ci riporta all’essenziale. Spesso il Rolfer chiede al cliente di incontrare il proprio tocco, attraverso il respiro nel corpo. Questo semplice atto, è il primo passo verso la presenza. E così quando il corpo si risintonizza, si equilibra e qualcosa dentro di noi si calma. In quello spazio di quiete nasce un nuovo modo di percepire e il movimento scopre nuove strade di espressione e la nostra vita inizia – a volte per la prima volta davvero – a sembrare più semplice! Ritroviamo quel tempo che ci sembrava sfuggirci costantemente di mano.

Cosa significa essere presenti?

Essere presenti non significa avere tutto sotto controllo, significa essere in contatto: con se stessi, con gli altri, con ciò che accade. La presenza ci restituisce chiarezza, ci fa smettere di reagire e sintonizzare con le risposte che richiedono minor sforzo e più autenticità. Ogni gesto — camminare, respirare, guardare, toccare — a quel punto diventa un momento di presenza e consapevolezza.

Le persone spesso fanno questa esperienza con il ciclo di 10 sedute e quello che scelgono di volerne sapere di più, si iscrivono alla formazione di base, non per forza per diventare Rolfer, ma per amplificare questa esperienza: gli studenti imparano a stare nel corpo, a sentire prima di agire, a riconoscere nel movimento proprio movimento le intenzioni che lo guidano, e nell’imparare la propria relazione tonica con la Gravità, iniziano a vedere che siamo un UNO anche con l’ambiente e l’altro è una storia che respira, cammina e si manifesta. Da questo nasce il vero apprendimento: imparare ad essere, ad indossare quell’abito che ci restituisce la comodità di cui pensavamo di non poter godere.

Il corpo è un punto di ritorno

La mente, mente; il corpo no! È il primo a dirci quando stiamo forzando, quando ci stiamo perdendo, quando invece siamo allineati con ciò che siamo davvero. Ritrovare presenza nel corpo è ritrovare un senso di facilità, una direzione giusta per noi — quella che non viene dalle parole, ma dal sentire profondo.

È tornare a casa, ogni volta che ci perdiamo. È riscoprire che sotto le tensioni, la stanchezza o la distrazione, c’è sempre un nucleo di calma, di forza, di equilibrio. E da lì, tutto può ricominciare.